A RECONNAISSANCE
A RECOINNAISSANCE
1 OTTOBRE | 20:00
Cinema Gorizia / Kinemax
(O.V. eng, sub ita)
Regia Stefan Kruse
29'
Germania, Danimarca
2025
Nell’aprile del 2021, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera Frontex effettua il primo volo di prova di un drone militare dall’isola di Malta. Il modello Heron 1, dotato di tecnologia a lungo raggio, viene impiegato per sorvegliare il Mediterraneo meridionale e monitorare i confini dell’Europa fino alle coste libiche.
Di fronte al rifiuto di Frontex di rispondere alle sue domande, il regista Stefan Kruse decide di esplorare il luogo da cui il drone viene lanciato – un «paesaggio militarizzato fatto di recinzioni e telecamere di sorveglianza» – nel tentativo di individuarlo, di avvicinarsi ad esso. Servendosi delle immagini satellitari di Google Earth e delle riprese effettuate a Malta, con l’aiuto di alcuni appassionati di aviazione locali incuriositi dal suo interesse inaspettato per un drone, intraprende un’indagine speculativa su ciò che questa macchina rappresenta realmente, ben oltre ciò che l’occhio umano è in grado di percepire: le strutture invisibili del potere che stanno trasformando il territorio.
Saggio cinematografico sulle dinamiche di potere intrinseche a ciascuna delle immagini prodotte dall’apparato di controllo.
Maggiori informazioni sul film:
A Reconnaissance del regista e videoartista danese Stefan Kruse ha un chiaro intento di denuncia politica che si dispiega lucidamente in una forma videosaggistica. In poco meno di mezz’ora, il film traccia una serie di traiettorie possibili che interessano il vasto panorama data-centrico in cui siamo immersi, riflettendo sull’utilizzo delle immagini di sorveglianza all’interno di esso.
La scoperta dell’impiego, da parte dell’agenzia europea Frontex, di una nuova tipologia di droni, prodotta dall’industria militare israeliana IAI, che sorvola le acque del Mediterraneo attiva il processo di ricerca. La tecnologia aerea è in fase di test. La sua base è localizzata a Malta, non a caso sulla principale rotta migratoria dalla costa libica.
Le implicazioni di tale notizia sono difficilmente certificabili attraverso un’indagine sul campo: se, infatti, è impossibile accedere al sito perché l’agenzia deflette ogni tentativo di avvicinamento, l’unica opzione disponibile è ricostruire con immagini indirette una realtà impenetrabile. Kruse trafigge lo spettatore con una domanda: “Cosa sto guardando realmente?”.
Il film ci presenta un modo di vedere frammentato e asimmetrico, che accosta fonti e materiali diversi, presentando lo sguardo “divino” e aereo appartenente tanto all’occhio della tecnologia militare, quanto agli oppositori della sua applicazione sui territori di confine. L’utilizzo del digital gaze iperreale di Google Earth e la rappresentazione grafica delle coordinate aeree come strumenti di inchiesta, oltre a fornire un rendering sintetico della realtà, mettono in dubbio la nostra capacità di decodificare i dati visivi, finendo per disorientare e alienare chi guarda. Come recita lo slogan del video promozionale dell’Heron 1, solo la prospettiva meccanica del drone consente un controllo completo “in mare e oltre”.
All’opacità dell’istituzione si contrappongono la comunità di plane spotters e lo sguardo di Kruse che ad essa si affianca: mentre Frontex opera in un regime di occultamento, la comunità risponde con know-how empirico e un’opera di “subveglianza”, ri-pilotando lo sguardo dal basso verso l’alto. La ricognizione si inverte, dimostrando che la macchina non è invulnerabile. La narrazione tecnocratica che descrive l’Heron come un dispositivo impunibile, “senza mani e senza suolo”, crolla nel momento in cui sono mostrate la fallibilità dell’oggetto e la sua dipendenza dalla manutenzione umana.
Eccentrico Cineclub (Giuseppe Bambagioni, Anna Ragni, Giulia Tornielli, Giulia Zeno)