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A PROVIDÊNCIA E A GUITARRA

 

PROVIDENCE AND THE GUITAR


3 OTTOBRE | 19:30
Cinema Gorizia / Kinemax
(O.V. pt, sub ita & eng)

Regia João Nicolau

125'
Portogallo
2026

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In un lontano passato, Léon ed Elvira Berthelini, artisti girovaghi, si guadagnano da vivere spostandosi di città in città. A Covarronca, vessati dal Commissario di Polizia, sono costretti a trascorrere la notte all’aperto. È allora che incontrano Stubbs, un giovane studente di Cambridge, insieme al quale trovano rifugio nella casa di un pittore in conflitto con la moglie. In cambio dell’ospitalità, i tre ricordano ai padroni di casa che l’amore per l’arte risolve l’arte dell’amore. Nel frattempo, un’insolita maledizione li catapulta in assurdi viaggi nel XXI secolo, dove sono in gioco il futuro della previdenza sociale e quello di una rock band.

João Nicolau è un regista, sceneggiatore, montatore e musicista portoghese nei cui film si intrecciano umorismo, musica, fantasia e un approccio giocoso al linguaggio cinematografico. Nell'ambito del programma di quest'anno presenterà il suo nuovo film A Providência e a Guitarra e parteciperà a un incontro sul suo cinema.

Maggiori informazioni sul film:

Joao Nicolau (classe 1975) fa parte di quella generazione di cineasti portoghesi cresciuti con Joao-Cesar Monteiro e Margarita Gil (ha collaborato con entrambi: è suo, per esempio, il montaggio di Vai e vieni, ultimo capolavoro di Monteiro). Ha attraversato il cinema con una libertà di movimento e una fluidità che lo ha portato a essere attore con Eugene Green (tra gli altri) e montatore dei film dell'amico Miguel Gomes o di Alessandro Comodin (che da parte sua è montatore dei film di Nicolau), in uno scambio di ruoli dinamico, che testimonia di una vivacità comunitaria trasversale piuttosto unica nei tempi che corrono, dove di solito prevale una competizione individualista piuttosto feroce in cui ognuno bada al proprio orto e al proprio nome. In questo senso Nicolau è uno spirito controcorrente, poco proteso all'affermazione di sé, autore di un cinema di ricerca, alla ricerca anche del proprio senso, non consolatorio, dialettico, dove gli attori sono chiamati a compartecipare all'atto di creazione, alla costruzione del film.

Il suo ultimo lavoro, A Providencia e a guitarra, è un apologo beffardo, ispirato a un racconto di Stevenson, sulla vocazione artistica, sulla possibilità di riuscire a vivere d'arte e su come l'arte possa far parte del vivere collettivo e individuale (questione chiave oggi se parliamo di cultura indipendente). A Providencia e a guitarra ha una forma aperta, una struttura aperta che gli permette di rimettere in gioco il tempo, il passato e il presente, invertendoli, confondendoli (per cui, per esempio, il presente ha la forma di un flashback). Nulla è spiegato, narrativamente parlando, riguardo a questo presente, rispetto al tempo storico. E il fatto che non sia spiegato fa pensare che i personaggi, gli attori che li fanno agire, abbiano la funzione di fonemi (una variazione dei "modelli" evocati da Robert Bresson nel suo Note sul cinematografo) e che tutta la lingua del film sia formata da elementi fisici, come i corpi, i luoghi, gli oggetti, il cui intreccio costituisce la forza dialettica, la bellezza, la poesia di un'opera tanto eccentrica. Eppure il suo è un cinema in fondo semplice, dove la messa in scena non ha bisogno di trucchi, né formali né tecnologici. Ha bisogno di verità, sa stare nell'ambiguità delle questioni che riguardano il presente, il vivere collettivo, il cinema nella sua forma più vitale.

Donatello Fumarola