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PADRONE E SOTTO

 

PADRONE E SOTTO


2 OTTOBRE | 20:30
Cinema Gorizia / Kinemax
(O.V. ita, sub eng)

Regia Roberto-C.

83'
Italia
2025

A Napoli la “questione sociale” è un tema onnipresente nel dibattito pubblico: come emergenza perpetua, violenza latente, sofferenza data e ricevuta. I suoi protagonisti sono costantemente sotto osservazione. Eppure, il suo nucleo resta un tabù: negato, immutabile, inalterato nel tempo. Nessuno si interroga sulle sue ragioni, sulla sua essenza. Non diventa mai una questione politica. Per individuarlo e portarlo alla luce, più che gli strumenti che abbiamo ereditato da Marx potrebbero esserci utili quelli che ci ha lasciato Frantz Fanon.
Le storie di Pio, lavoratore precario nell’industria del turismo, quella della famiglia di Ugo, in cerca di verità e giustizia dopo l’omicidio del ragazzo, infine quella dei disoccupati organizzati in lotta da anni per un lavoro dignitoso, rispecchiano tre movimenti di un’unica traiettoria, che accomuna le vite degli invisibili, dei senza voce della città.

Maggiori informazioni sul film:

Come separare l'azzurro del vissuto dal grigio del subito, in 7 capitoli e 3 episodi. Soggetto la Napoli ribelle. Le citazioni sulfuree, in esergo ai capitoli, sono di Sontag, Fanon, Sartre, Deligny, Angela Davis, John Berger e Ishmael Reed. L'anteprima – non è cinema mainstream – è stata ad Algeri. 

Tre i protagonisti: Pio, ex rapper, “lavoratore flessibile”, dall'esistenza più invisibile che precaria, aperto al mondo come Troisi in Ricomincio da tre; Ugo, sfortunato baby rapinatore ucciso nel 2020 da un “Rolex-dipendente”. I cittadini del quartiere pretendono giustizia ma solo la Madonna dell'Arco gli dà retta, la pena di morte non si addice ai reati contro la proprietà; e, infine, il Movimento dei disoccupati “7 novembre”, nato a Bagnoli 10 anni fa, erede pragmatico delle mense proletari per bambini di Lotta Continua che organizzò i 140 mila napoletani senza reddito e fu un cataclisma (a giudicare dai materiali di repertorio). 

Pio è un trentenne dei Quartieri Spagnoli, e in voice over Pino Musella gli dedica frammenti da La Pelle di Malaparte, adatti anche alla sua infernale esperienza da precario nelle cucine di Bologna (lo testimoniano i battibecchi con coinquilini e colleghi) o, tornato a casa, da sanificatore comunale notturno dei giardini pubblici.  

Ugo Russo aveva 15 anni quando fu ucciso durante una tentata rapina con pistola giocattolo, inseguito da un carabiniere in borghese trasfiguratosi nel ”giustiziere della notte”. Il padre di Ugo non ha ottenuto ancora il processo, la sinistra ufficiale diffida dei “baby Genet” e le istituzioni decretano la rimozione del murale di piazza Parrocchiella dedicata al ragazzo: ma i trucchi del cinema mostrano l'azione al rovescio, come se invece di cancellare, la pittura rinascesse.

Il “portmanteau-movie”, per dirla in inglese, è un film a episodi incastrati. Genere illustre (Pasolini, Cavani, Zavattini...), il documentario saggistico “composito” è oggi rifiorito (D'Anolfi e Parenti), ma qui è piegato alla committenza collettiva e all'obbligo costituzionale di “rimuovere” ogni ostacolo al reddito, un diritto di tutti.

Roberto C. risorge dal suicidio decretato dal duo “cyop&kaf” nel 2024, dopo 20 anni di studi iluminanti sulla creatività dark della metropoli partenopea, interventi d'arte, memoria risarcita, shock situazionisti e due documentari calati appunto nel sistema nervoso della città, Il Segreto (2013), che già seguiva Pio, come nelle Up Series di Apted, e Lievito (2021), sul gran falò di San Antonio Abate del 19 gennaio. Il trittico si chiude con Padrone e sotto, dal nome del gioco di carte meridionale di carte che mette in scena e sbeffeggia il rito sado maso del dominio e della sottomissione.

Il documentario non è su chi è vittima indocile dell'oppressione, ma è realizzato con chi combatte oggi e ha combattuto negli ultimi decenni, da solo, in comunità o in moltitudine, e con ogni mezzo necessario (o trucco/magia disponibile) questa realtà, niente affatto ineluttabile ma sempre più violenta e brutale. Vedi le recenti leggi contro le benade giovanili che indeboliscono i poteri dei giudici minorili, aumentano la discrezionalità della polizia (di cui mezzo secolo fa si chiedeva il disarmo, e a cui oggi, nonostante i “casi Cucchi”, si regala invece un fiammante scudo penale) e non agiscono sulle cause degli orrori sociali da cui nascono i reati contro la proprietà. Anzi si inaspriscono le pene per i 14/18enni che partecipano a rave, devastazioni, rapine o atti di violenza collettiva (provocazioni, aggressioni o occupazioni fasciste di case escluse). 

Roberto Silvestri