LUIGI DI GIANNI
1 OTTOBRE | 16.00
Palazzo del Cinema / Kinemax
Regia Luigi Di Gianni
L’itinerario cinematografico ed antropologico di Luigi Di Gianni (Napoli 1926 – Roma 2019) rappresenta una delle parabole più originali e rigorose del documentarismo italiano. Anche se all’inizio della sua carriera il regista sognava il cinema di finzione, le storie di cronaca e la trasposizione delle opere angosciose kafkiane, il destino lo ha portato a ridefinire radicalmente il rapporto tra la macchina da presa e l’indagine etnografica delle tradizioni popolari. Attraverso i suoi film, Di Gianni restituisce voce e dignità a tutte quelle esistenze emarginate che la storia ufficiale tendeva a dimenticare. (Mila Lazić, curatrice)
MAGIA LUCANA
1958, 19’
Incuriosito da una spedizione alla ricerca delle sopravvivenze magiche in Lucania, ispirata alle ricerche del noto antropologo e storico delle religioni Ernesto de Martino, Di Gianni esordisce con documentario d'indagine sulla realtà magico-religiosa, sulle tradizioni e sui riti dei contadini in Basilicata. La pellicola in bianco/nero, girata senza sonoro, punta tutto sull'eloquenza delle immagini. La voce fuori campo, i lamenti funebri delle prefiche e la musica del cacciapensieri sono stati aggiunti al montaggio.
Il cortometraggio vince il primo premio nella categoria documentari alla XIX edizione del Festival di Venezia.
PERICOLO A VALSINNI
1959, 13’
A Valsinni, terra oppressa dal segno di una perenne devastazione, da poco o nulla e il lavoro dell’uomo è incerto, spesso assurdo, minacciato da un continuo pericolo. Specie quando la furia degli elementi dilaga e la montagna si spacca e frana da ogni parte. Questa è la storia di una famiglia di contadini che perde il proprio capo nel ingrato lavoro.”
Un affresco che esalta l’umiltà umana davanti alla forza della natura.
DONNE DI BAGNARA
1959, 10’
Le donne di Bagnara Calabra, dalla corporatura statuaria, erano lavoratrici instancabili e celebri per la loro fierezza e forza fisica. Mentre gli uomini si dedicavano prevalentemente alla pesca e al commercio marittimo, loro svolgevano un ruolo fondamentale nell’economia locale. Per erigere lemuraglie di contenimento e le difese del territorio assumevano lavori massacranti, trasportando sulla testa pesanti massi e pietre dal mare fino all'entroterra. Il film è un’ode alle donne calabresi.
GRAZIA E NUMERI
1961, 15’
Il culto delle anime del Purgatorio, film intenso, radicato a Napoli, ha portato Di Gianni nel sottosuolo dell’Ipogeo della chiesa di Sant’Agostino. Le antiche credenze, le atmosfere inquietanti si intrecciano con magia e superstizione. Il sacro e il profano, il cattolico e il pagano convivono pacificamente in un'unica cultura.
Di Gianni per la prima volta affianca le brevi testimonianze al linguaggio delle immagini. Il film è stato premiato al Festival del Cinema d'Autore di Bergamo nel 1963.
TEMPO DI RACCOLTA
1967, 13’
Una denuncia sociale e un’indagine sullo sfruttamento delle raccoglitrici di olive nella provincia di Reggio Calabria. Lo spopolamento del paese causato dall’emigrazione maschile verso il Nord Italia o all’estero, ha costretto la popolazione femminile a farsi carico dell’intero peso della gestione familiare.
Le loro condizioni di vita sono misere, prive di tutela sindacale e di assistenza medica. Di conseguenza, il corpo cede velocemente, si ammala e invecchia precocemente.
Un film straordinario, pieno di empatia per la fatica umana, posta in netto contrasto con l’aspra sacralità della terra.