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5. november 2026

CinemaEye: le opere di Luigi Di Gianni nella Cineteca slovena

Giovedì 5 novembre, ore 20.00 | Slovenska kinoteka

Come da tradizione, il festival cinematografico transfrontaliero Poklon viziji – Omaggio a una visione fa tappa anche alla Cineteca slovena (Slovenska kinoteka) di Ljubljana, dove il 5 novembre presenta il programma CinemaEye, un dialogo tra il patrimonio cinematografico sloveno e quello italiano. Quest’anno, la collaborazione si arricchisce della partecipazione dell’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia. A Ljubljana portiamo i cortometraggi del regista italiano Luigi Di Gianni, che saranno proiettati accanto alle opere di Milka Badjura, autrice ben nota al pubblico della cineteca e tra le pioniere del cinema sloveno. A rendere ancora più speciale l’appuntamento è la proiezione delle opere di Di Gianni da pellicole originali in 35 mm, provenienti dalla Cineteca di Bologna. Le immagini, gli archivi e l’impegno condiviso nella tutela del patrimonio cinematografico diventano così il terreno d’incontro tra il cinema sloveno e quello italiano, in un dialogo che attraversa il tempo e supera i confini.

Attraverso una selezione di cortometraggi dei due autori, rifletteremo sul rapporto tra cinema, storia e memoria: cosa rimane nell’immagine quando il tempo scompare, e come può l’archivio diventare uno spazio per un nuovo sguardo?

Il programma sarà introdotto dai curatori Mila Lazić e Žiga Brdnik.

Luigi Di Gianni: Magia lucana (1958), Grazia e numeri (1962), Tempo di raccolta (1967), Il culto delle pietre (1967)

Milka Badjura: Pomlad v Beli Krajini (1952), Kroparski kovači (1953), Brda (1960), Koledniki (1967)

I film saranno proiettati con sottotitoli in sloveno.

Il programma è realizzato in collaborazione con la Cineteca slovena, l’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia, la Cineteca di Bologna, l’Archivio cinematografico sloveno presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia, il Centro cinematografico sloveno.

 

Regia Luigi Di Gianni

L’itinerario cinematografico ed antropologico di Luigi Di Gianni (Napoli 1926 – Roma 2019) rappresenta una delle parabole più originali e rigorose del documentarismo italiano. Anche se all’inizio della sua carriera il regista sognava il cinema di finzione, le storie di cronaca e la trasposizione delle opere angosciose kafkiane, il destino lo ha portato a ridefinire radicalmente il rapporto tra la macchina da presa e l’indagine etnografica delle tradizioni popolari. Attraverso i suoi film, Di Gianni restituisce voce e dignità a tutte quelle esistenze emarginate che la storia ufficiale tendeva a dimenticare. (Mila Lazić, curatrice)

 

MAGIA LUCANA, 1958, 19’

Incuriosito da una spedizione alla ricerca delle sopravvivenze magiche in Lucania, ispirata alle ricerche del noto antropologo e storico delle religioni Ernesto de Martino, Di Gianni esordisce con documentario d'indagine sulla realtà magico-religiosa, sulle tradizioni e sui riti dei contadini in Basilicata. La pellicola in bianco/nero, girata senza sonoro, punta tutto sull'eloquenza delle immagini. La voce fuori campo, i lamenti funebri delle prefiche e la musica del cacciapensieri sono stati aggiunti al montaggio.
Il cortometraggio vince il primo premio nella categoria documentari alla XIX edizione del Festival di Venezia.

 

GRAZIA E NUMERI, 1961, 15’

Il culto delle anime del Purgatorio, film intenso, radicato a Napoli, ha portato Di Gianni nel sottosuolo dell’Ipogeo della chiesa di Sant’Agostino. Le antiche credenze, le atmosfere inquietanti si intrecciano con magia e superstizione. Il sacro e il profano, il cattolico e il pagano convivono pacificamente in un'unica cultura.
Di Gianni per la prima volta affianca le brevi testimonianze al linguaggio delle immagini. Il film è stato premiato al Festival del Cinema d'Autore di Bergamo nel 1963.

 

TEMPO DI RACCOLTA, 1967, 13’

Una denuncia sociale e un’indagine sullo sfruttamento delle raccoglitrici di olive nella provincia di Reggio Calabria. Lo spopolamento del paese causato dall’emigrazione maschile verso il Nord Italia o all’estero, ha costretto la popolazione femminile a farsi carico dell’intero peso della gestione familiare.
Le loro condizioni di vita sono misere, prive di tutela sindacale e di assistenza medica. Di conseguenza, il corpo cede velocemente, si ammala e invecchia precocemente.
Un film straordinario, pieno di empatia per la fatica umana, posta in netto contrasto con l’aspra sacralità della terra.

 

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IL CULTO DELLE PIETRE, 1967, 14'

Nei pressi di Raiano, in Abruzzo, c'è un santuario isolato: la tradizione vuole che San Venazio abbia dimorato nelle grotte lì attorno. Ogni anno, in occasione della festa del santo, i devoti si addentrano nelle grotte e si strofinano sulle pietre, per ottenere a guarigione dei mali che li affliggono. Tra i capolavori etnografici di Luigi Di Gianni, restaurato dalla Cineteca di Bologna nel 2013. Un'indagine su come in Italia, in molte parti del centro-sud, l'incrocio tra cultura pagana e cultura cattolica siano state foriere di una ritualità unica nel suo genere.

 

 

 

Regia Milka Badjura

Milka Badjura (nata Kunstler nel 1902; morta nel 1992) ha lasciato un'impronta indelebile nel cinema sloveno al fianco del marito Metod – prima come pioniera e successivamente come maestra del montaggio cinematografico. Molto meno noto è invece il suo contributo alla ricerca e alla rappresentazione della storia, della cultura e della geografia slovena.

Già prima della Seconda Guerra Mondiale, i coniugi Badjura iniziarono a esplorare i costumi e le tradizioni slovene in veste di cineasti amatoriali. Attraverso la loro casa di produzione, la Sava Film, gettarono le basi per la prima vera e propria produzione cinematografica in Slovenia. Agli esordi, Milka montava i film persino in cucina – naturalmente mentre si occupava di tutte le altre faccende domestiche. (Žiga Brdnik, curatore)

 

PRIMAVERA NELLA BELA KRAJINA, Milka e Metod Badjura, Jugoslavia (Slovenia), 1952, 14’, B&N, 35mm

La Bela krajina è stata uno dei bastioni chiave della Lotta di Liberazione Nazionale durante la Seconda Guerra Mondiale, un territorio in cui fu stabilito anche un governo popolare di liberazione. Eppure, la maggior parte degli sloveni sapeva ben poco di questa remota regione lungo il fiume Kolpa, ad eccezione di quanto appreso da una manciata di opere letterarie. Milka e Metod Badjura sono stati i primi a portare sul grande schermo per il pubblico sloveno e jugoslavo le immagini dei suoi splendidi paesaggi, della sua gente e della vita quotidiana, oltre a una delle tradizioni popolari più importanti della Slovenia: il jurjevanje (la festa di San Giorgio). Sebbene abbiano ideato e diretto il cortometraggio insieme, solo Metod ha ricevuto il Premio Prešeren nel 1953 per quest'opera. Tre anni più tardi la coppia ha realizzato un seguito, Obnova v deželi svobode (1955), incentrato sulla ricostruzione postbellica e sulla modernizzazione della Bela krajina.

 

I FABBRI DI KROPA, Milka e Metod Badjura, Jugoslavia (Slovenia), 1953, 14’, B&N, 35mm

I manufatti dei fabbri di Kropa rientrano tra i capolavori artistici e artigianali più noti della Slovenia, sostenuti da una tradizione secolare. Oltre a mostrare numerose opere d'arte, Milka e Metod Badjura ripercorrono la storia della lavorazione del ferro a Kropa: dalla dura fatica di intere famiglie nelle vecchie case contadine fino a un artigianato organizzato e di gran prestigio, praticato prima nelle manifatture e poi nelle officine moderne. I registi evidenziano inoltre l'importanza dell'organizzazione dei lavoratori per il fiorire di questo mestiere: già mezzo secolo prima dell'avvento del socialismo, i fabbri di Kropa e le loro famiglie avevano fondato la propria cooperativa dei chiodaioli.

 

BRDA, Milka e Metod Badjura, Jugoslavia (Slovenia), 1960, 11’, colore, 35mm

Uno splendido omaggio cinematografico al territorio delle Goriška Brda e alla sua gente. Nel film, Milka e Metod Badjura presentano la zona come un luogo di rilevanza storica, terra di "mille anni di resistenza del popolo sloveno" e "ultima linea di difesa della patria". Ne ritraggono inoltre le bellezze naturali, le tradizioni popolari e l'arte, così come il lavoro agricolo legato soprattutto alle famose ciliegie di Brda e alle rinomate viti, che ancora oggi costituiscono una fonte vitale di sostentamento e un tratto distintivo della regione.

 

I CANTORI DELLA STELLA, Milka e Metod Badjura, Jugoslavia (Slovenia), 1967, 13’, colore, 35mm

Uno dei film più audaci di Milka e Metod Badjura, che trasformano il koledovanje — la consuetudine di Capodanno di andare di casa in casa nel paese — in un'ode all'esuberanza e all'allegria umana, mostrando al contempo, senza abbellimenti, il lato dionisiaco delle tradizioni contadine. Tra i cantori che compaiono davanti alla macchina da presa c'è anche Bojan Adamič, una leggenda della musica per cinema slovena, la cui fisarmonica e il cui spirito goliardico dettano il ritmo a una compagnia via via sempre più festosa.