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8. september 2026

Chiusura del festival: tutto ciò che non possiamo lasciarci alle spalle

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La giornata di chiusura del festival propone film molto diversi tra loro, ma accomunati dal modo in cui interrogano la persistenza del passato nel presente. Nel primo, la storia ha il suono di una nuova interpretazione di una suite classica. Anche nel secondo il passato si fa sentire attraverso la musica di una nuova generazione di artisti irlandesi che si riappropria del folk tradizionale rielaborandolo. Nel terzo, la storia si cela all'interno di una vicenda familiare che la regista deve ancora portare alla luce. Concluderemo così il festival all'insegna della musica, della ribellione e della memoria.

Il pomeriggio cinematografico si aprirà con il film Azi eram frumoasa, juna (Today I was Young and Pretty) della regista rumena Alexandra Gulea, vincitrice del Premio Darko Bratina di quest'anno. Il film ci porta dietro le quinte della creazione di una suite classica ispirata alla musica popolare rumena: dalle prime prove e lo studio della partitura fino al momento in cui la composizione risuona per la prima volta davanti al pubblico in Francia. Anche qui la regista resta vicina alle persone e al processo: più che all'esecuzione finale, si dedica ai minimi dettagli, alle relazioni e al lavoro da cui l'opera d'arte prende forma.

Un ritratto dell'Irlanda che vuole ripensare la tradizione

Il pomeriggio proseguirà all'EPIC con il film Útóipe Cheilteac (Celtic Utopia), un documentario musicale e politico su una nuova generazione di musicisti irlandesi che prende in mano il folk tradizionale e lo reinventa a modo proprio. La loro musica è al contempo giocosa, ribelle e malinconica ed apre a riflessioni su un secolo di storia sociale e politica irlandese, oltre che sulle eredità del passato coloniale. Dai loro volti e dalla loro musica emerge il ritratto di un'Irlanda che vuole ripensare la tradizione e riappropriarsene. Utopia celtica è per questo un documentario sia musicale sia politico; un film su una generazione che, attraverso la cultura, cerca un proprio linguaggio per interpretare il presente.

Una ricerca personale che da Trieste conduce fino a Bangkok

In serata il festival si concluderà con il film White Lies della regista italiana Alba Zari, presentato in anteprima slovena al festival Kino Otok-Isola Cinema. Quando a venticinque anni Alba scopre che l'uomo che ha sempre considerato suo padre in realtà non lo è, intraprende una ricerca personale che da Trieste la conduce a Bangkok, fino a fare luce sulla storia taciuta della sua famiglia. La sua indagine apre interrogativi più ampi sull'identità, sull'appartenenza, sul silenzio e su cosa significhi crescere con una storia che non si è scelta. Per Omaggio a una visione è significativo che questo percorso faccia ritorno nel nostro territorio: sul confine tra Italia e Slovenia, dove la vicenda personale si intreccia con la complessa storia locale. Il festival si chiude così con una storia geograficamente vicina, ma capace di portare alla luce strati di memoria profondi e lontani.

Dall'osservazione del processo musicale di Alexandra Gulea, alla musica irlandese che sfida le narrazioni ereditate, fino a un segreto di famiglia non più celabile: la giornata conclusiva di Omaggio a una visione ci regala storie di come il passato possa far ritorno nel presente e trasformarlo.

Proiezioni: 4 ottobre 2026 | EPICenter
15.00 | Azi eram frumoasa, juna (Today I was Young and Pretty)
16.00 | Útóipe Cheilteac (Celtic Utopia)
19.00 | White Lies