UGRIZNI ME. ŽE ENKRAT
UGRIZNI ME. ŽE ENKRAT
1 OTTOBRE | 11.00
Palazzo del Cinema - Kinemax
Regia Davorin Marc
1'
Jugoslavia
1980
Verso la fine degli anni Settanta, Davorin Marc – all’epoca il principale cineasta punk della Jugoslavia, che ha sempre portato l’idea della sperimentazione cinematografica agli estremi più letterali e radicali – decise di spingere ancora oltre l’idea di realizzare film senza macchina da presa, lavorando direttamente sulla pellicola.
L’idea di un film realizzato “senza macchina da presa” è antica quasi quanto il cinema d’avanguardia stesso: già negli anni Venti dadaisti e surrealisti creavano immagini in movimento astratte posando degli oggetti direttamente sulla pellicola vergine, mentre il cinema strutturale sviluppatosi tra la fine degli anni Cinquanta, gli anni Sessanta e Settanta si fondava, almeno in parte, sul rifiuto della macchina da presa come principale strumento del fare cinema.
Nonostante tutto ciò che era già stato fatto – e molto probabilmente senza esserne nemmeno a conoscenza – Marc riuscì a trovare una soluzione originale e ancora più radicale. Non realizzò soltanto un film senza macchina da presa: lo realizzò senza usare le mani. Con il titolo, apparentemente semplice e diretto, Ugrizni me. Že enkrat. (Bite Me. Once Already.), il film nasce dal gesto di Marc, che attraversò un’intera bobina di pellicola Super 8mm già esposta e sviluppata, mordendola e masticandola.
I suoi denti affilati lasciarono sulla pellicola un intricato insieme di segni, mentre la saliva, penetrando nei graffi, iniziò immediatamente a corrodere e a far fermentare l’emulsione lungo i loro bordi. Marc ricorda ancora molto bene l’esperienza della realizzazione di Ugrizni me, soprattutto per lo strano sapore dell’emulsione cinematografica. Lo descrive come “appiccicoso” e “corrosivo”, un sapore che gli rimase in bocca per giorni, nonostante si lavasse accuratamente i denti più volte. Ricorda anche i piccoli frammenti di emulsione che gli rimanevano incastrati tra i denti e che sembravano non volersene andare.
Proiettato – e fortunatamente la copia unica è ancora perfettamente proiettabile – il sacrificio sperimentale di Marc si trasforma in una splendida astrazione animata. In realtà, però, è molto più di questo. Quarant’anni fa, i denti di Marc non si limitarono a “dipingere” sull’emulsione della pellicola Super 8mm: modificarono profondamente anche il supporto, lasciandovi graffi, ammaccature e persino, qua e là, dei fori, trasformando una superficie apparentemente piatta in un vero e proprio oggetto tridimensionale.
Importante innovazione concettuale e, al tempo stesso, film astratto di straordinaria bellezza, Ugrizni me è un oggetto ruvido e irregolare, ma non al punto da impedirne il passaggio nel proiettore. Realizzarne una copia o sottoporlo a una scansione digitale, tuttavia, potrebbe comportare il rischio di appiattirlo e quindi di distruggere irreversibilmente una delle sue caratteristiche fondamentali.
La copia o la scansione digitale darebbero inevitabilmente origine non soltanto a un’altra copia del film o a un suo facsimile digitale, ma anche a un’esperienza visiva completamente diversa. La natura tridimensionale dell’oggetto – e la conseguente impossibilità di ottenere una messa a fuoco stabile durante la proiezione – è infatti sempre stata un elemento visivo fondamentale di questa astrazione animata.
C’è qualcosa di profondamente poetico – e intimamente legato alla natura effimera della pellicola analogica – nel fatto che Ugrizni me possa essere conservato in soli due modi. O ripetendo l’azione originaria di Marc, mordendo e masticando la pellicola, preservando così l’idea artistica fondamentale ma rinunciando all’impossibile possibilità di riprodurla in modo identico, oppure conservandola come un aneddoto.
Jurij Meden