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Alexandra Gulea

Regista

2026

Motivazione

“Kinoatelje conferisce il premio Darko Bratina 2026 a Alexandra Gulea per il suo opus cinematografico unico, in cui la ricerca delle proprie radici diventa racconto universale sul significato profondo di comunità, identità e senso di appartenenza. Nel farlo, l’autrice intreccia arte performativa e ricerca antropologica, indagine personale e teatro dell’assurdo.

Gulea rielabora l’esperienza individuale e la trasforma in una storia collettiva, smascherando l’incapacità degli stati-nazione di dare dignità alle minoranze che li compongono. In qualche modo delicata e irriverente, se ne frega della patria, del patriarcato, degli stati-nazione, delle verità di comodo che generalmente vengono accettate e va in profondità, al fondo della sua personale ricerca delle origini familiari e popolari. 

Viene dalla Romania, paese che negli ultimi vent’anni ha rivelato uno dei cinema più dinamici d’Europa (vincitore di molti premi nei maggiori festival). Proprio alla cultura del proprio paese ha dedicato buona parte della sua ricerca, intrecciando temi come il meticciato culturale, il disagio mentale e la musica.

Figlia e montatrice di uno dei massimi registi rumeni, Stere Gulea, ha assorbito il cinema come lingua naturale, che l'ha accompagnata per tutta la sua vita. La lingua del cinema che pratica è la stessa dei Lumière, ma anche quella di Meliès. La bellezza dei suoi film però è rara: selvaggia e sofisticata allo stesso tempo.”

 

Biografia

Alexandra Gulea (1970, Bucarest, Romania) si è laureata cum laude nel 1997 alla Scuola nazionale superiore di Belle Arti di Parigi. Dopo aver partecipato a diverse mostre di pittura, ha studiato cinema documentario alla Munich Film School. Dal 1999 ha diretto documentari, cortometraggi, video-installazioni e lungometraggi di finzione. Ha inoltre lavorato come montatrice per diverse pellicole. 

 

Dichiarazione di Alexandra Gulea

Dopo aver visto diversi miei film, uno spettatore li ha definiti “poesie sociali”.  Spesso concepiti come ritratti di gruppo, costituiscono piccoli tasselli, spesso sperimentali, del mio percorso artistico. Attingono dalle realtà di comunità emarginate e provano a mettere in discussione gli stereotipi attraverso cui queste vengono categorizzate. 

Persone che vivono con malattie mentali, musicisti rom, figli di minatori, la minoranza aromena da cui provengo, cavalli randagi. Dov'è il confine tra una persona confinata a causa di ciò che è, una persona che vive con una malattia mentale e una persona "normale"? I musicisti rom e la loro musica trascendono i confini ma, allo stesso tempo, traggono ispirazione dal folklore dei paesi in cui vivono? Per quanto riguarda i figli dei minatori divenuti migranti economici e i bambini rimasti nel Paese d'origine, dove si trova il confine della famiglia, quando questa continua a esistere nonostante la distanza? Qual è il confine imposto ai cavalli "liberi" lungo la frontiera rumeno-ucraina: i recinti elettrici che bloccano il loro accesso all'acqua? E ancora, cosa significava il confine per i miei antenati, pastori nomadi, ex abitanti dell'Impero Ottomano? La loro lingua, il dialetto aromeno che è ancora vivo, è l'ancora della loro cultura che li preserva dal diventare stranieri all'interno delle culture in cui sono inseriti. Il confine crea un paradosso: essere al contempo integrati e liberi. 

Ricevere il Premio Darko Bratina al festival cinematografico transfrontaliero Omaggio a una visione mi dà la fiducia necessaria per continuare a condividere e portare avanti le mie esplorazioni, che partono dalle realtà di comunità anonime che lottano per sopravvivere. Grazie per questo riconoscimento al mio lavoro. Sono davvero onorata.

 

Filmografia scelta

Maia – Portret cu mâini (r. Alexandra Gulea, 2024, 90’)
Marei copil miner
(r. Alexandra Gulea, 2013, 80’)
Dumnezeu la saxofon, dracu la vioara
(r. Alexandra Gulea, 2004, 43’)
Moromeții 3
(r. Stere Gulea, 2024, 112’)